Le civiche raccolte numismatiche del Museo di Castelvecchio: il riordino del medagliere medievale, “Verona Illustrata”, 23 (2010), pp. 5-10. more |
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VERONA ILLUSTRATA - n. 23 - 2010
Rivista del Museo di Castelvecchio
Le raccolte numismatiche delMuseo di Castelvecchio:
i materiali medieval! dal Teatro romano
Lorenzo Passera
Allo scopo di pervenire a un riordino definitivo del medagliere del Museo di
Castelvecchio, che comprende monete pertinenti a diversi periodi storici, sono
state promosse dalla direzione museale e finanziate con il contribute della Regione
del Veneto delle campagne di riordino e schedatura scientifica dei materiali. Per
quanto riguarda il medagliere medievale le indagini sono state organizzate in piu
lotti, compatibilmente con le disponibilita finanziarie e con le altre iniziative mu'
seali. Fino a oggi sono state completate due di queste fasi, la prima nel 2007 (200
monete) e la seconda nel 2008 (150 monete). E in via di completamento la terza
campagna di studio, che prevede Panalisi e la schedatura di circa 200 esemplari.
I materiali numismatici medievali studiati provengono prevalentemente dagli
scavi ottocenteschi presso il Teatro romano di Verona e oggi, in seguito al lavoro
eseguito, le monete sono state rimosse 6.a\ plateau lignei in cui erano poste origina'
riamente e collocate in contenitori piu consoni sia alia conservazione sia allo studio
e alia fruizione.
L'obiettivo principale delle operazioni sui materiali numismatici medievali e
stato quello di riorganizzarli disponendoli secondo moderni criteri scientifici nel
rispetto delle serie monetali attualmente riconosciute dalla letteratura specifica.
E ora possibile, coiindi, almeno per gli esemplari oggetto del riordino, accedere ai
reperti secondo la zecca di emissione. La scelta della curatrice, Denise Modonesi,
di awalersi di piani metallici in cui sistemare singoli contenitori monetali di plasti-
ca favorisce la possibility di implementare le successioni seriali inserendo ulteriori
esemplari nell'ordine esatto di successione cronologica.
Benche i reperti, come si e detto, si presentassero inizialmente disposti alia rin-
fusa nei vecchi plateau lignei e sistemati senza alcun criterio scientifico o inventa-
riale, questa situazione - solo in apparenza svantaggiosa - si e rivelata estrema'
mente conveniente nell'economia del lavoro. Si e infatti potuto procedere in totale
liberta da numerazioni assegnate in precedenza o da elencazioni gia redatte, il che
Ringrazio Paola Marini, dirigente del Settore Musei d'Arte e Monumenti del Comune di Verona, e Denise
Modonesi, curatrice del Gabinetto numismatico del Museo di Castelvecchio, per avermi affidato Piricarico dj
schedatura del matenale numismatico di eta medievale. Rivolgo inoltre la mia riconoscenza alia dottoressa
Modonesi per i molti consigli e i suggerimenti nel corso del lavoro.
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ha consentito, naturalmente, un considerevole guadagno di tempo. Se da un punto
di vista scientifico le schede che ne sono risultate appaiono purtroppo scarne di
informazioni pregresse, le procedure di numerazione sono state molto piii agili. A
ciascuna moneta considerata e stato infatti associato un numero di inventario che
la identifica in maniera univoca all'interno delle collezioni. In seguito all'informa'
tizzazione delle schede, a ciascun pezzo e stato associato un numero progressivo
regionale, che anche in questo caso e unico.
Poiche per ciascuna moneta identificata e stata redatta una scheda catalografica
secondo i moderni criteri numismatici, e ora possibile spostare liberamente le mc
nete (per mostre, prestiti, studio, campagne fotografiche) purche ciascuna sia cop
redata dal proprio cartellino. Sul retro di ogni singolo talloncino allegata ai reperti
si e scelto, di concerto con la conservatrice, di riportare anche una riproduzione
fotografica del pezzo relativo: non ci risulta che sia una pratica adottata da nessun
altro istituto museale italiano, ma si e ritenuto che questo accorgimento mettesse
al riparo da spostamenti accidentali dei materiali, che sono sempre possibili quan-
do ci si trova a operare con reperti archeologici di dimensioni spesso minute.
Contestualmente alia prima fase del lavoro, in cui si e inventariato e rilevato i
dati pondometrici e metrologici dei pezzi, e stata awiata anche la campagna foto'
grafica. Tale documentazione, realizzata con strumentazione digitale, ha rispetta^
to le norme qualitative di ripresa fotografica previste dall'ICCD (Istituto Centrale
per il Catalogo e la Documentazione). Le fotografie sono state poi allegate alle vas
rie schede informatiche delle monete.
Per 1'intero procedimento di schedatura, comunque, come awiene abitualmen'
te per le altre campagne catalografiche promosse dal Museo di Castelvecchio, si
sono rispettati i criteri ministeriali stabiliti dal tracciato standard NU elaborate
dall'ICCD. Le schede informatiche sono state inserite nel database predisposto
dal progetto Do.Ge. (Documentazione Generale) della Regione del Veneto, una
collaudata realta che si prefigge lo scopo di far confluire in un'unica banca dati le
schede scientifiche (non solo numismatiche) di tutto il patrimonio dei beni cultu-
rali regionali.
II primo lotto di beni monetali medievali considerati ha riguardato 200 pezzi:
197 sono state le monete e 3 i beni paramonetari schedati all'interno di un arco cro'
nologico che va dal secolo VIII al XVII.' All'interno dei plateau, infatti, non erano
presenti soltanto monete di eta medievale, ma anche beni monetali appartenenti
all'eta moderna.2
r. Ci si riferisce alia campagna di schedatura del 2007.
2. Questa situazione pare perfettamente rispecchiare la tradizione di studi secondo cui maggior attenzione
era dedicata alle monete antiche, con particolare riguardo a ojjelle romane. Di contro la parte 'non antica' era
trattata con minore cura scientifica e considerata meno importante ed era, di conseguenza, meno conosciuta.
Cosi non sorprende che monete di eta moderna siano state scambiate per medievali e viceversa. Non meravi'
glia ojjindi nemmeno trovare spesso mescoiate nelle collezioni museali non ancora oggetto di un sisrematieo
riordino scientifico monete medievali, moderne e anche contemporanee.
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Le raccolte numismatiche del Museo di Castelvecchio
Da un punto di vista statistico, osservando i materiali catalogati in questa carm
pagna, la zecca piu rappresentata e Verona, cui appartiene oltre la meta delle 197
monete. Si tratta soprattutto di mediatini, quattrini e denari emessi nel XIV secolo.
A seguire le zecche piu presenti sono Venezia e Padova,1 ma, a testimonianza delle
teorie sulla libera circolazione della moneta in eta medievale,2 secondo cui le monc
te venivano scambiate seguendo criteri essenzialmente di convenienza economica
e non rispettando certo i confini amministrativi, sono presenti nella collezione verc
nese anche emissioni di Ancona, Bologna, Brescia, Correggio, Cremona, Gorizia,
Lucca, Mantova, Merano, Milano, Novara, Trento e unpfennigdi zecca austriaca.
II grado medio di usura degli esemplari dimostra inequivocabilmente che queste
monete circolarono intensamente e a lungo dopo la loro emissione.
Dal punto di vista cronologico i reperti che coprono i secoli medievali (VIII-
XV) sono 174, mentre sono solo 18 le monete di eta moderna (XVI-XVII secolo).
II secolo a cui possiamo riterire una maggior presenza statistica per questo primo
gruppo e certamente il XIV; proprio in tale periodo, come abbiamo gia ricordato,
si attesta la maggior presenza di moneta Veronese. Anche il periodo di transizione
dal XII al XIII secolo si segnala per una piu sostanziosa presenza monetale rispetto
a ciascun altro intervallo temporale: si tratta di circa il 15% sul totale delle monete,
e anche in questo caso abbiamo quasi esclusivamente denari veronesi. Lo studio
della sezione medievale di Castelvecchio si e dimostrato proficuo soprattutto per
alcuni elementi numismatici degni di particolare attenzione. Su alcuni di essi vale
la pena spendere qualche parola ulteriore.
Spezzato e in mediocre stato di conservazione, dovuto ragionevolmente a una
particolare azione corrosiva del terreno in cui giaceva - tanto da pregiudicarne un
immediate riconoscimento al momento della ricognizione iniziale dei materiali -
abbiamo individuate un denaro carolingio. Esso rappresenta (per ora) la moneta 1
medievale piu antica presente nelle collezioni di Castelvecchio. La tipologia del
pezzo ci ha portati a identificarlo come un'emissione di Carlo Magno della zecca
di Milano posteriore alia riforma del 793-794.3 Si tratta di una moneta di considc
1. Per la classificazione definitiva del materiale ci si e potuti avvalere, in alcuni casi, di preziose relazioni
non ancora edite. In particolar modo si ringrazia il professor Andrea Saccocci dell'Universita di Udine, che
ha reeentemente concluso la completa revisione cronologica delle monetazioni medievali di area veneta, per
averci consentito di prendere visione dei suoi appunti. II lavoro di Saccocci confluira nel XII volume della
serie Medieval European Coinage, edito a cura della Cambridge University Press e attualmente in corso di
stampa. Graxie alia genrilezza dello studioso non si rendera necessano, nelie schede realizzate per il matenale
medievale del Museo di Castelvecchio, rivedere attribuzioni e cronologie, come sara invece opportuno fare in
altri contesti museali
2. Gli studi recenti sostengono come gli ambiti di circolazione delle monete medievali fossero delineati non
da confini politici, ma da esigenze economiche: cf'r. per tutti A. Saccocci, Billon and Bullion: Local and Foreign
Coins in Northern Italy (i centuries), in Local Coins, Foreign Coins. Italy and Europe io'h to Centuries.
J he Second Cambridge Numismatic Symposium, Cambridge, 28 February-i March 1997, a cura di L. Travaini,
Milano 1999 (Collana di Numismatica e Scienze Affini, 2), pp. 41-65.
3. Peril tipocfr. P. Grierson, M. Blackburn, Medieval European Coinage, I, The Early Middle Ages (Y* to
jo'" Centuries), Cambridge 1986, n. 743.
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revole importanza numismatica non solo per il territorio, ma anche per gli apporti
storici che puo fornire alio studio della numismatica dell'altomedioevo italiano: su
questo argomento, infatti, il dibattito scientifico e tutt'oggi estremamente vivace.1
II tipo della moneta (inv. n. MAVR N 74569) raffigura al dritto una croce pc
tenziata inscritta in cerchio attorno a cui corre la legenda in caratteri latini
+ CA[ROLVSRE]XFR; al rovescio al posto della croce e inscritto in cerchio il mc
nogramma di Carlo Magno (CAROLVS) attorniato dalla legenda che identifica la
zecca di Milano: +M[EDI]OL. Oltre a questo reperto, che da solo meriterebbe un
contributo autonomo, pare utile segnalare anche due denari enriciani delle zecche
2,3 di Lucca (XI secolo)2 e di Verona (XII secolo).
Al secolo XIV sono assegnabili anche 22 imitazioni di denari della zecca di
Padova. Si tratta di monete in rame dal conio piuttosto incerto che riproducono
una tipologia monetale d'argento emessa a Padova sotto il vicariato imperiale di
4 Ulrico di Walsee e databile al periodo 1319-1328. Al dritto e raffigurata un'aquila
ad ali spiegate con testa a destra (percio detti denari vennero chiamati 'aquilini') in
cerchio lineare con la legenda +PADVAREGIA; al rovescio c'e una croce a braccia
lunghe che interseca un cerchio fatto di brevi linee e la legenda CI/VI/TA/S al ter-
mine della quale e riconoscibile lo stemmino di Walsee.3
Di questo stesso gruppo di monete parla anche Ottorino Murari in uno scritto
del 1965 pubblicato sulla rivista « Italia Numismatica ».4 Fin dal titolo Murari in'
quadrava correttamente l'argomento dando delle notizie essenziali: si trattava di
monete false raccolte in ripostiglio. Come ricordava lo studioso, insieme a questi
falsi aquilini si rinvennero anche tondelli non coniati. In effetti nelplateau in cui ab'
biamo trovato i falsi aquilini erano conservati anche alcuni dischetti del medesimo
diametro ma su cui abbiamo comunque rinvenuto tracce di coniazione e che quindi
dovranno essere considerati non dei tondelli non coniati, bensi parte delle vere e
proprie monete false.
Su un paio di aquilini che recano tracce latenti di coniazione, il disegno appare
abbastanza confuso ma sembra suggerire che il tipo sia stato coniato su un altro
oggetto monetiforme. Ponendo l'attenzione a questo dettaglio, abbiamo osservato
1. Cfr. A. Saccocci, La monetazione del Regnum Italiae e Pevoluzione complessiva del sistema monetario ew
ropeo tra VIII e XII secolo, in XIII Congreso International de Numismatica, atti del convegno (Madrid, 15-19
settembre 2003), a cura di C. Alfaro, C. Marcos, P. Otero, Madrid 2005, II, pp. 1037-1049, in particolare i
commenti alia fig. 2.
2. Tra il X secolo e la meta circa del XIII secolo la moneta dominante nei mercati dell'Italia centrale fu il
denaro battuto dalla zecca di Lucca; sull'argomento e sulla diffusione di ojjesta tipologia si veda M. Matzke,
Vom Ottolinus zum Grosso: Munzpragung in der Toskana pom 10. bis zum 13. Jabrbundert, «Schweizerische
Numismatische Rundschau», 72, 1993, pp. 135-199; A. Saccocci, // ripostiglio dall'area "Galli Tassi" di
Lucca e la cronologia delle emissioni pavesi e luccbesi di X secolo,«Bollettino di Numismatica», 36-39, 2004, pp.
167-204; L. Travaini, Monete e storia nell'Italia medievale, Roma 2007, pp. 47-49.
3. Per il tipo cfr. H. Rizzo lli , Munzgeschichte des alttirolischen Raumes im Mittelalter und Corf us Hummorum
TirolensiumMediaevalium, I, Bozen 1991, tipi Pai-Pa6.
4. O. Murari, Un ripostiglio di "fa/si" aqiiilini grossi di Padova nel Museo Civko di Verona, «Italia
Numismatica.), XVI, 1965, pp. 27-28.
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Le raccolte numhmaticbe delMuseo di Castelvecchio
che alcune imperfezioni della coniazione erano ricorrenti su un numero ancora
maggiore di aquilini e in piu casi al centra della moneta ci e sembrato di riuscire
a isolare una certa sagoma che, per quanta indistinguibile, pareva abbastanza rP
corrente.
Non distanti dagli aquilini falsi, proprio nel medesimoplateau, abbiamo notato
la presenza di due tessere mercantili in rame, con al dritto il tipo di una conchP 5
glia in cerchio perlinato (con attorno 15 globetti) e al rovescio un monogramma/
simbolo attribuito ai Neri di Firenze in cerchio perlinato (con attorno 17 bisanti).
Nonostante l'attenta ed energica battitura operata a martello sui falsi aquilini, le
sagome che pare di intravedere al centra di alcuni di questi ricordano proprio il
contorno della conchiglia presente sulle tessere; ci pare allora abbastanza plau-
sibile ipotizzare che gli aquilini falsi siano stati coniati proprio su delle tessere
uguali a queste, opportunamente appiattite per adattarne spessore e diametro.
L'operazione dovette di certo essere conveniente visto che recenti studi hanno ri'
marcato come Pimportanza della moneta padovana sia oggettivamente conferma'
ta dall'esistenza di coniazioni non ufficiali.'
II numero delle monete schedate nel secondo lotto e stato di 150 unita, che ab'
biamo riconosciuto come appartenenti, nella quasi totalita dei casi (oltre il 93%),
alia zecca di Venezia.2 Rispetto al primo gruppo analizzato Pescursione cronologi'
ca di appartenenza degli esemplari e risultata molto piu sbilanciata verso Peta mc
derna: le emissioni vanno dal XIV secolo al XIX e statisticamente per il Medioevo
abbiamo solo 9 monete, mentre 139 sono di eta moderna e 2 di eta contemporanea.
I nuclei piu numerosi di nominali sono monete moderne veneziane: si tratta di
23 bagattini, 36 sesini e 35 soldi. E presente anche una tessera di Norimberga del
XVT-XVTI secolo. Anche dal punto di vista della varieta delle zecche presenti ab'
biamo una norevole contrazione rispetto al primo lotto: oltre a Venezia, le sole ah
tre zecche sono Merano, Milano e Verona, con due emissioni straniere (Ungheria
e Vienna). La moneta piu antica del gruppo e un quattrino Veronese (ultimo quap
to del XIV secolo), mentre le emissioni piu recenti sono di Venezia (un centesP
mo del Governo Prowisorio del 1848) e Vienna (un soldo spicciolo di Francesco
Giuseppe I d'Asburgo Lorena per il Lombardo Veneto).
Complessivamente si tratta di monete che ben rispecchiano, rispetto al perio'
do di appartenenza, il quadro della circolazione monetale. Padova e Verona vem
nero assorbite dalla Repubblica di Venezia nel 1405, e poco prima erano cadute
Belluno, Feltre e Vicenza; il Patriarcato di Aquileia cedette al predominio veneto
in terraferma nel 1420. Ne consegui anche Pimposizione della moneta veneziana e
la chiusura delle zecche limitrofe.
1. Ci prefiggiamo di ritornare in forma piu approfondita sull'argomento, che a nostro awiso merita un
intervento autonomo su una nvista specialistica. SulJ'esistenza di falsificazioni di moneta padovana si veda
A. Saccocci, Contributi di storia monetaria delle regioni adriatiche settentrionali (secoli X-XVJ, Padova 2004
(Numismatica Patavina, 3), p. 127 e nota 41.
2. La campagna di schedatura e nordino si e svolta nel 2008.
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I rinvenimenti dal Teatro romano schedati in questo secondo lotto contempk'
no alcuni tra i nominali ritrovati con maggior frequenza in senso assoluto nelle re-
gioni del triveneto: sesini in rame, soprattutto a nome dei dogi Alvise Mocenigo I
(1570-1577), Marino Grimani (1595-1605) e Francesco Erizzo (1631-1646), soldi
e bezzi (anche anonimi).
II terzo lotto di schedatura sul materiale medievale presente a Castelvecchio e in
via di conclusione, per cui e possibile fornire solo alcune anticipazioni.' La maggior
parte delle emissioni di questo gruppo sono posteriori al 1500, con una netta pre
minenza di monete di zecca veneziana. Sono presenti pero ancora nominali medic
vali veronesi (soprattutto mediatini e denari), ma anche di zecche limitrofe come
Bologna, Ferrara, Mantova, Merano, Pavia e Reggio Emilia. Alcune monete, infi'
ne, sono riferibili a zecche bavaresi e ungheresi. La prevalenza di monete veneziane
in cattiva lega d'argento o piuttosto di rame (sesini, soldi, bezzi) spesso anonime,
denota la particolare presenza di alcuni dogi di XVII secolo come Antonio Priuli
(1618-1623), Giovanni Corner (1625-1629), Nicolo Contarini (1630-1631), e an-
cora quelli riscontrati nelle campagne di schedatura precedenti: Alvise Mocenigo
I, Marino Grimani e Francesco Erizzo.
I materiali numismatici presentati sinteticamente in queste pagine sono relativi
solo agli scavi del Teatro romano. Vi sono tuttavia nel medagliere di Castelvecchio
numerosi altri nuclei di eta medievale di significativa importanza, che quanto pri'
ma speriamo possano essere studiati al fine di promuoverne un'adeguata valoriz-
zazione.
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1. II lavoro si e svolto nei primi mesi del zoio.
1. Denaro carolingio delta zecca diMilano (grandezza naturale). Verona, Museo di Castelvecchio, Gabinetto
numismatico
2. Denaro enriciano diLucca (grandezza naturale). Verona, Museo di Castelvecchio, Gabinetto numismatico
3. Denaro enriciano di Verona (grandezza naturale). Verona, Museo di Castelvecchio, Gabinetto numismatico
4. Falso denaro aquilino di Padova (grandezza naturale). Verona, Museo di Castelvecchio, Gabinetto numismatico
5. Tessera mercantile attribnita ai Neri di Firenze (grandezza naturale). Verona, Museo di Castelvecchio, Gabinetto
numismatico